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Slackline.

Slackline.

Oggi in pausa pranzo, ho montato la Slackline.
“Cùsalè?” mi ha detto mia nonna, 86 anni di saggezza contadina, “La Slackline nonna”.
“E che differenza c’è dal funambolo?”
“Nessuna nonna”.
“E non puoi dire che provi a fare il funambolo?”
“é che questo è sport nonna”.
“a me pari matto come ar solito”.
Mentre lei se ne andava, ci sono salito sopra. Due passi. uno slancio e sono atterrato violentemente a terra.
Così, steso a testa in sù, con lo sguardo verso le nuvole che correvano velocemente in un moto vorticoso invece che lineare, è comparsa mia cugina.
“La nonna ha detto che hai montato la corda da funambolo. Perché?” mi ha chiesto, ovviando alla classica seppur banale domanda se mi sono fatto male.
“Perché a trent’anni mica puoi metterti a correre sul muretto della passeggiata. Oppure mettere i piedi in equilibrio sul bordo del marciapiede. E’ un modo diverso per continuare a sognare la vita sul bordo delle cose”.
Mi ha guardato, sempre dall’alto verso il basso, ha pesato un po’ le parole e guardandomi negli occhi mi ha detto: “Spero di aver preso dall’altro cugino”.

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