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Record

Il 24 febbraio del 2008 conquisto nelle acque ghiacciate del Lago Smeraldo, nel Comune di Fondo della Val di Non (Trento), il primato mondiale di Apnea Under ice nella specialità della dinamica senza pinne, percorrendo da un foro all’altro, in un unico respiro, 43 metri sotto 60 cm di ghiaccio.

Nel 2008 l’apnea “under ice” era affrontata esclusivamente da pochi specialisti, c’era stato nel passato delle prove in acque fredde e in quota di Jacques Mayol, un paio di prove di Umberto Pelizzari, l’attività sull’Everest di Gianluca Genoni, mentre l’unico vero specialista era Nicola Brischigiaro, e all’estero Christian Redl.

Quando quindi decisi con il mio staff di affrontare questa prova, c’era molto da fare, quasi tutto, compreso la difficile “sfida” di approntare un percorso in sicurezza.

Partimmo quindi quasi un anno prima e denominammo il progetto “Frozen 42” dalla misura necessaria per battere il record precedente, si prefiggeva anche di individuare i fattori sia positivi che negativi che determinano il rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui è immerso.

La vera sfida era quella di arrivare a capire quali fossero le interazioni tra la resistenza fisica e quella psicologica quando questa si trova in un ambiente profondamente differente da quello in cui l’uomo si è evoluto.

Un’avventura, alla cui base come “molla” la voglia di divertirsi, di porsi in sfida soprattutto con sé stessi, sempre con il sorriso sulle labbra.

Per far si che il record fosse riconosciuto come tale in tutto il panorama apneistico mondiale, chiesi la presenza di un giudice AIDA (l’associazione internazionale per lo sviluppo dell’apnea, unica certificatrice dei record) che fu ben lieta di inviare come garante Bill Stromberg giudice di massimo livello e in quel periodo presidente dell’AIDA stessa.

Riporto l’articolo a firma di Nicola Brischigiaro che è apparso su tutte le principali riviste del Mondo della Subacquea.

E’ strano essere spettatore di un evento che ha caratterizzato la tua carriera sportiva, scientifica ed è un’emozione intensa, particolare, che invade la mia mente e s’impregna di ricordi che scorrono veloci come un trailer di un film. Questa volta, quindi, (senza rimpianti ndr), non sono io il protagonista che dovrà immergersi in apnea sotto una lastra di ghiaccio alla conquista di un record di apnea estrema. Tutti gli occhi sono ora puntati su Leonardo D’Imporzano, 25 anni, di Lerici e una passione sfrenata per l’apnea. Anche lui spinto da quel senso di avventura che nasce dal desiderio di confrontarsi, mettersi alla prova. Conquistare un record è come scrivere un libro, non a caso il mio editore mi ha sempre detto: si scrive un libro per se stessi, per i familiari, per gli amici e se si vende qualche copia in più tanto meglio. Ecco, un record si conquista per se stessi, per i familiari e per gli amici, poi, se qualche sconosciuto vorrà complimentarsi, sarà una gratificazione ulteriore, una conseguenza. Un record non deve essere la ricerca di un’effimera dose di notorietà che può svanire come neve al sole. A Leonardo non ho dovuto spiegare tutto questo, è un bravo ragazzo, dinamico e sono bastate poche parole per fargli capire come avrebbe dovuto affrontare questo momento. 

Sono le 11.00 di sabato e sono appena arrivato in Val di Non presso il Comune di Fondo e mi sono subito recato al Lago Smeraldo, piccolo ma geograficamente interessante, situato a 1001 di altitudine. Una bella location per incorniciare un piccolo grande sogno. Alle 11.15 Leonardo era già con la muta, teso come una corda di violino. I fori sul ghiaccio erano già stati portati a termine giovedì dal Team di Leonessa Diving e Aqua2o Sub Club di Brescia e tutto è pronto per le prove generali. Saluto Leonardo, passa un’altra mezz’ora e Roberto Greco s’immerge con altri due subacquei per dare assistenza a Leonardo. Nessun record oggi, solo una propedeutica prova, prima sui 12 m e poi su 35 m under ice, per affinare gli ultimi dettagli (pesata, sensazioni, visibilità ecc..). Leonardo entra in acqua, ma come tutti gli esseri umani, è un  libro aperto e mi rendo conto che la sua agitazione non rende onore alla sinuosità motoria che dovrebbe caratterizzare un apneista. Si immerge in modo convulso, non effettua la corretta tecnica di respirazione e rilassamento, sembra un talpa che freneticamente percorre i suoi cunicoli per fare capolino dal cratere dei piccoli vulcani di luce. Capisco il momento e, serenamente, gli consiglio di rimanere più tranquillo, di gestire con più pacatezza le fasi preparatorie prima del tuffo under ice. Esce da un foro visibilmente agitato e mi comunica che aver perso, per una frazione di secondo il senso dell’orientamento, quel tanto che basta per scatenare quel senso di panico che non auguro mai a nessuno di provare. All’esterno c’è il sole ma quando si è under ice nulla è semplice e nulla deve essere lasciato al caso. Le prove generali terminano con un percorso di 35 metri effettuato in scioltezza da Leonardo, sintomo di una buona preparazione e che lasciano intravedere la conquista del record prevista per il giorno dopo. Alla sera tutti a cena in una bella baita e poi tutti a nanna! E’ domenica, solo le 11.30 ed il sole non ha ancora illuminato il tracciato-record che, da foro a foro misura 43 metri. Non sembra una misura impegnativa ma Leonardo nuoterà a rana, senza pinne ed è al suo primo record. Ore 12.30 è tutto pronto, Bill Stromberg (simpatico, dinamico e professionale presidente e giudice AIDA) chiede un briefing propedeutico all’omologazione del record. Arriva la troupe della RAI e vari giornalisti che ascoltano incuriositi le indicazioni in inglese di Bill. L’ice team di Leonessa Diving e Acqua20 Sub Club hanno sistemato tutto il percorso. Il sole finalmente invade la location e tutto è pronto per il conto alla rovescia. Leonardo è già pronto con la muta, gli assistenti attendono un mio cenno per entrare in acqua, Bill osserva attento ogni fase, Pietro Sorvino Istruttore ANS ha l’incarico di seguire Leonardo per tutta l’immersione con una telecamera. Deve essere una unica ripresa senza tagli o pause che comprometterebbero l’omologazione: una bella responsabilità! Che infatti il fratello di Leonardo, Raffaele, precedentemente designato a tale compito, lo cede volentieri a Pietro accettando di buon cuore il ruolo di assistente. Leonardo è in piedi, sul foro, mi avvicino a lui e gli comunico che tra dieci minuti dovrà partire. Le telecamere della RAI riprendono tutto senza esitazioni per regalare agli spettatori emozioni da togliere il fiato.
Ok, ci siamo, do il via a Leonardo, che inizia la fase di rilassamento e respirazione. E’ un’altra persona oggi Leo, non è agitato, anzi, è concentrato e silenzioso come un monaco tibetano. Non gli dico nulla, nessun consiglio, non servono! Sa già cosa e come deve comportarsi, non avevo dubbi, perché, per esperienza, so che il giorno x è un giorno speciale, unico. Quando si arriva vicino al foro si è come in trance e le voci e le persone appaiono distanti anni luce sebbene a un metro da te. Il silenzio è irreale, gli occhi dei curiosi penetrano l’anima ma non possono invadere una concentrazione assoluta. Questo è Leonardo in questo momento! Mancano 5 minuti e faccio un segno al team di assistenza che si appresta a posizionarsi sotto il ghiaccio. Angeli custodi di un volo che sembra infinito. Pietro Sorvino ha già la telecamera accesa, mi immergo e gli faccio un cenno che mancano 3 minuti. Ci siamo! Mancano 60 secondi, 30 secondi ed infine ecco l’ora x! Leonardo D’Imporzano esegue l’ultima profonda inspirazione e s’immerge in quel mondo ostile, al gelo e al buio alla conquista di un sogno a lungo atteso. E’ elegante, sinuoso, deciso, determinato e procede sotto il ghiaccio con una potenza impressa dal suo fisico e soprattutto dalla sua mente. Sopra il ghiaccio sono tutti a bocca aperta, in silenzio, in attesa di liberare un’emozione che attanaglia e imprigiona il respiro. Lo vedo arrivare, gli vado incontro, lo osservo e accompagno la sua perfetta emersione che scatena un grande applauso! Mi cadono gli occhi sulla sua fidanzata e sono occhi lucidi di emozione e gioia. Anche Lei si è immersa con Lui e forse, per lei è stato ancora più difficile. Leonardo esterna senza freni una gioia indescrivibile e subito i giornalisti della RAI rubano i primi emozionanti istanti che rimarranno impressi nei servizi televisivi. Bravo Leonardo, 43 metri a rana sotto il ghiaccio e, per giunta, ufficialmente omologati. Non ha importanza se domani qualcuno ne farà 50 o 100, perché ciò che conta non è la distanza, ma la volontà di raggiungere il tuo sogno, il tuo obiettivo ed è questo che conta. Immergersi sotto il ghiaccio è una sfida con se stessi, alla ricerca di una avventura unica, da vivere e far vivere a chi ti sta più vicino. Poi se qualcuno vorrà complimentarsi sarà una ulteriore gratificazione, ma questa è solo una conseguenza….
Un plauso alla professionalità, efficienza organizzativa e simpatia dell’ICE TEAM di Leonessa Diving, Acqua20 Sub Club e 5 Terre Academy

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