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Qualche considerazione sull’alternanza “Scuola-Lavoro”.

Qualche considerazione sull’alternanza “Scuola-Lavoro”.

Cara ragazza, dal volto pulito e dalla bella scrittura, che con il tuo cartello sei diventata simbolo (voluto o non voluto) della polemica sull’alternanza “scuola-lavoro”.

Voglio dirti due cose, anzi, qualcuna di più e non la dico solo a te, ma a tutti i ragazzi che sono impegnati nel progetto “Scuola-Lavoro”.

Il lavoro NON è mai degradante. Perché “Pane e Lavoro sono alla base della Pace” e non lo dicono solo tutti quei movimenti rivoluzionari che la Scuola dalla quale pretendi solo la formazione avrebbe dovuto insegnarti ma lo dice anche il Papà dalla tribuna della FAO.

Hai poco più di 14 anni, da qui a 4 anni dovresti essere maturo/a per votare, guidare un’auto, possedere un passaporto che apre le porte di tanti Paesi, ma vieni da uno Stato che sino ai 14 anni chiede ad un genitore o a qualcuno con delega di prenderti per mano davanti al portone della scuola media che frequenti.
Hai poco tempo e nel mare di nozioni che devi imparare (sempre meno rispetto ad una volta) la scuola ha voluto delegare al mondo aziendale alcune delle prerogative che sino a qualche anno fa erano sue o comunque venivano dall’ambiente famigliare.

Perché, carissimi, il Lavoro, quando mancava, i nostri concittadini sono andati a prenderselo in America e nei paesi latini. In Svizzera e nel Nord dell’Europa e mica a braccia aperte, ma con quegli atteggiamenti che oggi riserviamo a chi sbarca dai barconi nelle nostre isole.

E anche questo avrebbe dovuto dirtelo la tua Scuola.

Abbiamo creato, unico Paese al mondo, un passaporto speciale per chi emigrava, con una banda rossa con una sorta di decalogo dentro.
E gli italiani sono partiti e non c’era famiglia che non avesse un emigrato che cercava pane e diritti per sé e per i propri famigliari.

Allora, dopo questo “pippone” ti voglio dire cosa significa lavare i piatti per una cinquantina di ore o qualche altro lavoro che consideri degradante:

1) L’umiltà.
2) Come ci si comporta sul posto di lavoro.
3) Il rapporto con il cliente, con i colleghi e con i superiori.
4) Il rispetto.
5) La puntualità.
6) La responsabilità.
7) Che nella vita per ottenere qualsiasi cosa ci si deve fare il mazzo.
8) Che non esistono pasti gratis.
9) Che la vita è migliore se hai ambizione.
10) Che la cosa che conta di più, nel mondo del lavoro, è saper imparare. E saperlo fare in fretta.
11) Che cosa significhi partire dal basso.
12) Che stare in basso non è il massimo e quindi è meglio se ti applichi e ti impegni per migliorare.

E ancora:

Che per chi ti offre il lavoro, non sei una risorsa da sfruttare. Anzi, nella tua formazione lavorativa ci mette l’impegno di spiegarti queste cose qui sopra attraverso l’esempio e attraverso compiti organizzati NON per il mercato del lavoro ma per le tue capacità connesse al mercato e ti posso assicurare che NON è la solita cosa. Perde tempo a spiegartele, cosa che nel mondo del lavoro non avviene, è paziente sui tuoi errori e sulle tue mancanze e il mondo del lavoro neanche questo lo fa. È disposto ad ascoltarti e neppure questo il mondo del lavoro lo fa.

Chi ti offre questa opportunità ci mette del tempo, delle risorse, delle competenze che NON sempre vengono compensate economicamente e se anche fosse, toglie comunque tempo alle ore che sarebbero dedicate alla famiglia e al riposo, perché NON può trascurare il resto del lavoro.

E tutte queste nozioni se le capisci prima di finire la scuola superiore ti permetterà di entrare con gli elementi necessari per affrontare a testa alta l’università e di conseguenza il lavoro specializzato a cui aspiri e che NESSUNO comunque ti regalerà.

Certo, ci sono anche le “alternanze” che non insegnano, per le quali uno, dieci, cento ragazzi assieme è uguale. Ci sono insegnanti che non seguono il progetto ma che anzi lo boicottano chiedendo a voi di aiutarli.
E allora tirate fuori lì la vostra coscienza critica, contestaste quello! Contestaste per avere una vera “alternanza”. Indossate con orgoglio, come facevano una volta i ragazzi della generazione che vi hanno preceduto, la tuta blu operaia.

Perché gli studenti con gli operai una volta manifestavano assieme per rivendicare a gran voce i loro diritti ma avendo ben chiari quali fossero i loro doveri.

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