• +39.347.306.86.13
  • leodimpo@hotmail.com

Marketing brand e fede

Marketing brand e fede

“Il marketing e la religione usano gli stessi strumenti: la fede”.
[E.Previtali] 

1    images

Cosa infatti trasforma una maglietta da 5 euro in una da 50 o 100?

Il “BRAND”. Che non è più soltanto un semplice logo, una marca, ma oggi è soprattutto il portatore di un’idea, di un concetto, di una filosofia che acquistiamo ogni volta che passiamo alla cassa.

In un universo entropico, con l’aumento del caos intorno a noi, la ricercatezza di qualcosa che unisca le persone diventa necessario e l’identificazione attraverso un oggetto la via più rapida.

L’uomo è un animale sociale per sua natura, possedere il solito modello di telefono, indossare la solita marca di scarpe, ci fa sentire di appartenere alla solita “Tribù”.

E un’azienda oggi deve necessariamente costruire il proprio “brand” individuando una propria “mission”, limitarsi a produrre un oggetto non basta più, deve anche dire per quali categorie di persone quell’oggetto è stato pensato, quale sia il proprio obbiettivo e soprattutto i mezzi per raggiungerlo, anche attraverso “testimonial” che ne abbraccino temporaneamente il concetto.

Per un atleta, lo sponsor poi non è più soltanto necessario come “partner tecnico” o economico delle proprie imprese, ma contemporaneamente oggi è una garanzia del valore stesso dell’atleta.

L’individuazione visiva di determinati “brand” fanno infatti automaticamente collocare quella persona in un contesto ben preciso e la “scalata” al successo passa anche per successivi cambi di “casacca”.

La fedeltà allo sponsor è oggi un concetto che non è più un valore fondamentale, per entrambi, sia per il “brand” che per l’atleta stesso, il connubio che si crea è una partnership temporanea.

Il concetto del “crescere assieme” non rispetta gli spazi temporali moderni, chi sta al “top” ha bisogno di gente al “top”.

Il “chi sei” è stato sostituito dal “dove vieni” e la “tribù” di appartenenza parla per “noi”.

L’empatia necessaria per attivare una comunicazione passa anche per queste codifiche e il “no logo” non è più accettato, genera oramai una barriera tra oratore e platea che può essere sdoganato da uno sponsor. Il non sapere l’appartenenza e la provenienza lascia un interrogativo continuamente aperto.

L’uomo ha bisogno di sicurezze e nel mondo iper-veloce, che non permette sempre di verificare e risalire alla biografia della persona, “bollini” appiccicati come in una sorta di “standard di qualità” ci fornisco queste garanzie di cui abbiamo bisogno. Solo dopo averle ricevute, siamo in gradi di “ricevere”.

L’atleta è inoltre egli stesso un “brand”: deve saper comunicare e soprattutto sapersi “spendere” per perseguire i propri obbiettivi. […continua…]

Share Button
admin