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Le microplastiche arrivano anche nel sale da cucina.

Le microplastiche arrivano anche nel sale da cucina.

Da Greenpeace l’allarme: “Nel 90% dei campioni analizzati, significative presenze di microplastiche”.

Sulla rivista “Environmental Science & Technology” realizzato dall’Università di Incheon in Corea del Sud, in collaborazione con Greenpeace, è emerso che in ben 36 dei 39 campioni di sale marino, di miniera e di lago provenienti da tutto il mondo e analizzati, erano contaminati da microplastiche.

Polietilene, Polipropilene, Polietilene Tereftalato (PET), queste le microplastiche presenti, ovvero quelle più comunemente utilizzate per produrre oggetti e imballaggi “usa&getta”.

Tra tutti i campioni, quelli provenienti dall’Asia hanno registrato i livelli medi di contaminazione più elevati, con picchi sino 13.000 microplastiche per chilo in un campione dell’Indonesia.

Questo studio, il primo condotto su vasta scala, permette anche di avere un’analisi comparata sulle presenze delle microplastiche nelle varie aree, identificando in questa maniera, quelle più compromesse.

Anche i campioni di sale proveniente dall’Italia, due di tipo marino e uno di miniera, sono risultati contaminati dalle microplastiche, con un numero di particelle variabile, compreso tra le 4 e le 30 unità per chilogrammo.

Il dato più sconfortante che emerge è che considerando l’assunzione media giornaliera di circa 10 grammi, un adulto potrebbe ingerire, solo attraverso il consumo di sale da cucina, circa 2000 frammenti di microplastiche all’anno.

Insomma, abituati al Sale del Mar Morto, Sale di Cervia, Sale Nero e Rosso delle Hawaii, Sale Grigio di Bretagna, Sale Blu di Persia, Sale rosa dell’Himalaya, Fior di Sale di Trapani, da oggi possiamo dire anche il Sale alle Microplastiche.

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