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#Sanvicenzo14: Un treno carico di… al Parco ArcheoMinerario.

#Sanvicenzo14: Un treno carico di… al Parco ArcheoMinerario.

“È arrivato un treno carico di…”era il titolo di un libro di filastrocche di Gianni Rodari. Un treno giallo, in questo caso, carico di colori, parole, di voglia di conoscere e conoscersi, per un gruppo appena formatosi.

Siamo nel Parco Archeominerario di San Silvestro, a pochi chilometri dal mare. È il recupero turistico di una dismissione industriale, la riconversione, anche culturale, di un territorio che non dimentica il proprio passato ma che, con orgoglio, lo riscopre e lo rende fruibile alla collettività.

Il treno piano piano scivola all’interno della galleria mineraria sotterranea “Lanzi-Temperino”, un chilometro di scavo, che attraversa, da parte a parte, il ventre della montagna, in un lento scavare iniziato alla fine del 1800 e ripreso in più fasi nel 1900. “Lanzi”, diminutivo (dispregiativo) di “Lanzichenecchi” per indicare i minatori “foresti” che, discesi dal Tirolo nella metà del 1400 si occuparono a più riprese dell’estrazione mineraria.

La voce della guida giunge distorta dagli altoparlanti sistemati nei piccoli vagoncini che sfiorano le pareti strette della miniera. Spiegazioni che cercano di far cogliere come il viaggio che si sta affrontando, oggi così ludico e divertente, adatto davvero a tutta la famiglia, sia stato in realtà un posto di lavoro pericoloso, fatto di fatica e paura.

Una consapevolezza che aumenta, cresce, non appena il pensiero corre inevitabilmente alla miniera turca nella quale oltre 500 persone hanno perso la vita. Certo, questa non è una miniera di carbone, all’interno della quale si sviluppa il “grisù” (già, come il piccolo drago che voleva fare il pompiere da grande) responsabile delle esplosioni, ma il duro lavoro, gli esplosivi, i crolli, hanno mietuto vittime anche in queste miniere.

“Le case le pietre ed il carbone dipingeva di nero il mondo Il sole nasceva ma io non lo vedevo mai laggiù era buio Nessuno parlava solo il rumore di una pala che scava che scava Le mani la fronte hanno il sudore di chi muore Negli occhi nel cuore c’è un vuoto grande più del mare Ritorna alla mente il viso caro di chi spera Questa sera come tante in un ritorno. Tu quando tornavo eri felice Di rivedere le mie mani Nere di fumo bianche d’amore” mi canticchia in un orecchio Marta, una vecchia canzone dei New Trolls che non ricordavo.

L’esplosione di luce e di calore che ci accoglie fuori dalla miniera è un po’ una liberazione. Cespugli di ginestre e lentisco fanno da cornice al mare in lontananza, mentre lassù, la Rocca medioevale (X° Secolo), costruita per volontà signorile, che offre uno spaccato della dura vita quotidiana dei minatori medioevali ci aspetta….

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