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Giovinazzo e la sua Vedetta sul Mediterraneo

Giovinazzo e la sua Vedetta sul Mediterraneo

Ultimati a Giovinazzo il recupero della ex-Vedetta della Marina. Adesso è biblioteca del mare sul mare. Ma non solo…

Non conoscevo Giovinazzo. Lo ammetto. Per chi, come me, non lo sapesse, Giovinazzo è un delizioso borgo medioevale, tra Molfetta e Bari, con il caratteristico porticciolo e uno splendido lungomare sul quale sovrasta la “vedetta del Mediterraneo”.

La Vedetta e il porticciolo di Giovinazzo

È per questa costruzione, una ex vedetta della Marina che ho scoperto un nuovo borgo, uno di quelli della nostra Penisola che racchiudono quelle magie e quelle atmosfere e che meritano per questo di essere valorizzati e visitati.

L’ho vista nelle fotografie di Nicolò Carnimeo che me ne ha raccontato il progetto di recupero che c’era dietro e che proprio giovedì sera è stata inaugurata ufficialmente, a conclusione dell’ultima “tranche” dei lavori.

Un’ex vedetta che ora è una vera libreria del mare che si staglia verticale sopra di esso, è un museo, un’incubatrice di idee, progetti e sogni. Uno spazio espositivo per mostre ed incontri, un caffè letterario, un’app e un libro, scritto a quattro mani, proprio da Nicolò Carnimeo (volto di Linea Blu, delegato regionale del WWF, presidente dell’associazione che gestisce la vedetta) e Simona De Gennaro, dal titolo “Giovinazzo il borgo antico e la Vedetta” (Quorum Edizioni).

L’interno del caffè letterario della Vedetta.

La “Vedetta del Mediterraneo” è uno di quei progetti che quando te li raccontano devi far sfoggio di fantasia e ottimismo: una concessione dal demanio da attenere, fondi per ristrutturare un posto che non solo non ha le finestre (poca cosa), ma nemmeno pavimenti e scale traballanti e insicure.

E ci vuole determinazione, impegno, per riuscire, in un’Italia votata all’immobilismo burocratico ad ottenere quello che serve. E allora piano piano, vedi gli arredi, la biblioteca, le scale nuove, le finestre, laddove c’è solo un rudere pericolante, che prendono pian piano forma.

È per questo che ritengo l’esperienza di Giovinazzo, dei ragazzi più o meno giovani che hanno creduto e dato vita al progetto, che sia da esportare in giro per la Penisola. Far raccontare loro come sono riusciti in quest’impresa in quei “luoghi del cuore” che rimangono abbandonati.

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